L’ Internazionale

Gemma ci ha regalato questo testo poetico di Erri De Luca, durante la bella festa del 25 aprile a Grugliasco

Suonata alla fine dei comizi sindacali
era un disco a gracchiare in coda alla parata,
voce di bidelli a chiudere il portone.
Ma cantata di colpo in mezzo ai lacrimogeni
contro lo scioglimento imposto dalla carica
era il barattolo dietro la macchina dell’oggisposi,
violino strimpellato da uno zingaro,
piedi in scarpe bagnate, arrembaggio di grilli,
rumore di storia già accaduta,
scroscio di saracinesche e ruggine in trachea,
scambiarsi di coraggio, chi ne aveva ne dava
fino a restare senza, l’  Internazionale era il nostro
INVECE
nessun urto avveniva solo lì e in quell’ora,
ma faceva catena con il resto del mondo
che si grattava la rogna di potenze coloniali,
di tirannie pasciute, in divisa e stivali.
Suonata dalla Cina al Cile, a Stalingrado,
sopra le macerie del Reichstag a Berlino,
finiva tra noialtri come una nonna messa in girotondo,
era bella, anche alla sua età, quando ripetevamo:
“Futura umanità”.
C’era morta tra le braccia. Non va cantata più.
Ma se un ubriaco di notte la fischia ai gatti,
se un vecchio trombettiere d’osteria la risoffia
con tutta l’asma ai bronchi,
in quel momento resusciterà.

(Erri De Luca, L’ospite incallito)

Una intensa “versione” dell’ Internazionale, di Franco Fortini, che fu interpretata da Ivan Della Mea

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